Ma gli androidi sognano pecore elettriche?

La lontananza dal ben pensiero è considerata pazzia, in un uomo. Ma quali sono i parametri del pensiero corretto? Quali i canoni nei quali dichiarare la follia? Esiste veramente o siamo solo vittime di una complessa illusione di massa? Qualunque sia la risposta voglio allontanarmi dalla normale; voglio essere un androide e voglio raccontarvi le mie pecore elettriche
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Can you tell me where my country lies? Say the unifaun to his true loves eyes. It lies with me! Cried the Queen of maybe, for her merchandaise, he traded in his prize!
…Selling England by the pound… 

Alzate ad un livello smisurato il volume e mettetevi in mezzo alle casse, non c’è altro da dire

mieledipesco:

Ché loro vogliono l’amore. Non mi importa, voglio altro. Voglio il possesso allo stato puro. Le voglio saggiare tutte, le declinazioni del possesso: carnale, emozionale, mentale. Un vortice, un climax viscerale ed emozionale. Vibrazioni, brama allo stato puro. Perché io sarò mania, l’ossessione…

IL PREZZO DELLA POESIA Nel ritratto della nostra societa’ i colori della poesia non sono stati usati. Non per dimenticanza, non per incuria ma solo perche’ siamo refrattari alla luce che questi colori donerebbero al nostro quotidiano. Quella di chi scrive o almeno legge poesia e’ una nicchia di minuscola proporzione. “Se morisse la poesia, allora si atrofizzerebbero e si impoverirebbero mortalmente anche il linguaggio ed il pensiero, e non sarebbe un capitolo della storia umana a chiudersi, ma sarebbe l’umanità stessa a cambiare” scriveva nel 2003 G. Conte sul Corriere. Forse a quel tempo non era ancora così o non ce ne si accorgeva ma l’umanità e’ cambiata. E’ mutata profondamente la concezione che ogni singolo individuo possiede della propria vita e della societa’. E’ sorto un nuovo sadico egocentrismo, una sorta di calvinismo basato, anziché sul lavoro, sull’idea che sia necessario tutto e subito, senza mezzi termini e misure. Una mentalità che getta al venti ogni tipo di spiritualità, licenziandola con fame di concretezza: che sbaraglia ogni idea metafisica perche’ non vi trova attaccato il cartellino con il prezzo. Ecco, e’ nata una societa’ del prezzo. “Compro quindi sono”. Ed ora, quale posto puo’ ritagliarsi uno strumento, come la poesia, che richiede tempo, attenzione, cura, sicuramente uno sforzo di intelligenza e fantasia per comprenderne meglio tutte le sue sfumature e cromie? Ormai, il nuovo uomo-prezzo la poesia non la considera più nemmeno un’ipotesi valutabile, per lui e’ solo l’eco lontano di un ricordo d’infanzia, quando “la donzelletta che vien dalla campagna in sul calar del sole” gli era valsa un bel voto; e’ solo la reminescenza sbiadita di un mito antico e lontano che ormai svanisce nella sua mente come una nave che sfuma all’orizzonte. Il nuovo uomo-prezzo non potrebbe nemmeno sopportarla la poesia, se la considerasse, perche’ si troverebbe davanti ad un immenso baratro di emozioni che intaccherebbero il suo gelido attaccamento al materiale. Un’infinita, un turbinio di lettere, parole, colori, suoni, versi, luci, odori, sensazioni e sentimenti che lo lascerebbe sconvolto, chiuso a riccio come preda davanti al cacciatore. La poesia e’ muta a chi non la vuole ascoltare, non sussurra a nessun orecchio se esso non e’ ben teso al ascolto, e quello del nostro uomo-prezzo e’ più sordo che mai. Nel suo compunto trionfo di cui che possiede esattamente ciò che vuole possedere, l’unica voce che vuole e che può ascoltare e’ la propria, quella che esce dalla sua bocca, fonte di saggezza e verità assoluta; perche’ solo la propria voce gli appartiene. Il dio poesia e’ morto. E’ morto nella battaglia del dopoguerra contro il consumismo ed il materialismo, e’ morto sotto il fuoco di tutte le pubblicità, e’ morto seppellito sotto ad ogni centro commerciale, e’ morto con l’aperitivo delle sei e con l’happy your. Dio e’ morto nell’ipocrisia dei molti che lo dicono vivo. “La poesia e’, ormai, un -genere- letterario sempre più specialistico, che non interessa nessuno, o quasi” ha scritto S. Vasselli anni fa sul Corriere; forse ora dovremmo dire che “non appartiene” a nessuno ed e’ proprio questo suo essere selvaggia, indomabile che la sta portando all’estinzione.

“Amo l’odore del napalm la mattina. Ha il profumo della vittoria”

e gli occhi di martin sheen che emergono dalla palude di Marlon Brando.
Un testo storico in una canzone che lo è ancor di più.
Siamo in vietnam, le foreste prendono fuoco sotto lo sguardo di uomini ormai soli, le barche risalgono i fiumi e gli stones rallegrano l’aria. Tra le fronde degli alberi un pericolo costante, la morte che incombe, l’aria tesa. 
Fortunatamente Charlie non fa surf!

his is the end
My only friend, the end

Of our elaborate plans, the end
Of everything that stands, the end
No safety or surprise, the end
I’ll never look into your eyes…again
 

The End - The Doors